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We Will Rock You – La recensione

We Will Rock You

La recensione

 

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We Will Rock You

La festa del rock. We Will Rock You è il musical d’eccellenza, quel prodotto che veramente fa vedere che cosa vuol dire fare musical con band live e cori dal vivo. Un applauso di cuore alla Barley Arts e a Claudio Trotta che con il suo staff ha ricreato uno spettacolo degno di tale nome, con artisti a tutto tondo che sul palcoscenico non sembrano recitare un personaggio, ma vivere quello stesso personaggio.

C’è tanto da dire di We Will Rock You versione 2018-2019. A partire dai messaggi veicolati al pubblico. Il più significativo, quello che fa da collante a tutto è il consueto: il rock è intramontabile. Qualsiasi cosa venga posta in chiave rock, sarà sempre riproponibile in quanto evergreen. Le canzoni dei Queen non sono da meno, vista la loro versatilità. Forse era stato previsto già 10 anni fa che il mondo sarebbe stato vittima della tecnologia e schiavo dei telefonini o di qualsiasi dispositivo sia dotato di uno schermo e onde wii fii, visto che la trama base non è stata toccata in questo restyle. A segnalazione di quanto la tecnologia ci stia facendo male, è stato fortemente voluto dalla produzione la totale assenza di schermi o pannelli sul palcoscenico, l’unica eccezione è un vecchio televisore tubo catodico che ripropone una piccola parte di Bohemian Rapsody. Un momento bellissimo, con un effetto ottico davvero suggestivo. Con curiosità si scopre che tutto ciò che staziona sul palcoscenico ha un forte richiamo a quelli che sono le società di dominio internazionale e che stanno “guidando” la società verso l’apparire piuttosto che l’essere: Apple, Google, IBM, Microfost, HP, Facebook, eBay… tutto richiama quello che è oggi la società: un massa divisa tra il marketing sfrenato da un lato e i consumatori dall’altra.

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Lorella Cuccarini e Alessandro Longobardi alla prima di We Will Rock You

Il lavoro corale di Valentina Ferrari è stato magistrale. Sul palcoscenico si alternano voci piene, corpose che danno profondità a canzoni destinate a diventare secolari. I brani, rigorosamente riprodotti in lingua originale – altro punto fermo della produzione di questo We Will Rock you edizione 2018/19 – hanno fatto da cronistoria in questo mondo, il pianeta Mall, dove tutto è fortemente controllato dalla perfida K Killer Queen, tanto da lobotomizzare chiunque disobbedisca. La musica è bandita, repressa, distrutta, perché è vista da sempre come fonte di aggregazione e genera confronto, di conseguenza sviluppa un pensiero critico, nemico di ogni sistema totalitarista . In una società dove tutti siamo controllati e l’immaginazione è un’eresia, spuntano fuori i sognatori come Galileo Figaro e Scaramouche che, insieme ai Bohemians, invertiranno la rotta e faranno esplodere il rock in tutta la sua potenza. L’ingresso di Scaramouche, interpretata da Alessandra Ferrari, è stato accolto con un’ovazione da parte del pubblico che ha apprezzato la potenza canora dell’attrice. Sono lontani i tempi in cui era la piccola Rapunzel – il debutto fu proprio al Brancaccio nel dicembre 2014 – nel musical insieme a Lorella Cuccarini, presente alla prima da brava rockers, oggi vediamo un’Alessandra potente che riproduce acuti perfettamente eseguiti e tenuti tanto a lungo che viene da chiedersi dove risieda il terzo polmone di cui è dotata in quel piccolo ed esile corpicino. Salvo Vinci ha convinto tutta la platea nei panni di Galileo, con una voce potente ed esecuzioni carismatiche. Tutti gli attori sono stati all’altezza del ruolo e del compito, anche il corpo di ballo merita una standing ovation: cantare e ballare così non è da tutti.

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We Will Rock You

In un quadro lugubre e dominato dal grigio, come è la Globalsoft Corporation, esplodono suoni e colori, che a differenza del pensiero comune sono propri del rock. Le scenografie mobili, completamente rifatte da Colin Mayes, e i costumi, di Nunzia Aceto, lasciano senza fiato e rispettano quello che il rock impone: colori eccentrici e sgargianti – viola, rosso, nero; pettinature vaporose e acconciature cotonate; pizzi, corpetti, calze a rete e strappate, indumenti che spesso vengono mal visti dalla gente comune. I suoni sono qualcosa di poetico. Il lavoro di Riccardo Di Paola è stato sublime e ha guidato una band di tutto rispetto, affiancato da una Roberta Raschellà in grande spolvero che ha conquistato con le sue performance. Anche i musicisti seguono la trama e suonano nascosti in alto all’impalcatura sul palco, ma quando vengono fuori allo scoperto, contribuiscono a dare maggiore spinta allo spettacolo e all’esplosione vera propria del rock. Coinvolgente il finale con tutti in visibilio sulle note di We Will Rock You e il pubblico che partecipa regala silenziose ma preziose conferme.

We Will Rock You è un musical con gli attributi. È tutto quello che in uno spettacolo ci dovrebbe essere ed è talmente studiato nel dettaglio che fai fatica a credere che non ci sia un playback da qualche parte, ma fidatevi che non c’è. We Will Rock You si avvicina molto a quella che è una produzione londinese, confezionando rispettosamente una parte della storia musicale dei Queen, combinando insieme tematiche intramontabili e facendo riscoprire la musica rock in tutta la sua potenza e il suo splendore.

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