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Scarti di paradiso – la recensione

Scarti di paradiso

La recensione

 

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Scarti di paradiso

Fin dalla notte dei tempi l’uomo è sempre stato un predatore. Un cacciatore. La sua preda? La donna. Mai sempre la stessa. Guai sempre la stessa. Tutto ciò ha portato ad una spaccatura all’interno del mondo femminile: chi accetta questa condizione e abbassa la testa, chi invece la combatte con tutte le sue forze.

Privilegio fa parte di quella categoria che combatte questa condizione con tutta la forza di cui è dotata. Da sempre a contatto con il mondo maschile, spesso vede la loro faccia peggiore essendo cresciuta nel vestibolo della nonna ereditato poi della madre. Riesce a capire qual è la missione della sua vita: cercare il suo amore. Un intento fallito anche alla madre della protagonista che, in punto di morte, rivela questa sua disfatta più grande lasciando alla figlia un’eredità pesante: trovare l’amore. La similitudine con il comportamento dell’amantide religiosa è davvero inquietante in questo spettacolo dai toni scuri e noir, che fa pensare molto ad una Parigi di inizio novecento, dove tutto era segretamente concesso ma puritano e severamente vietato dal codice di comportamento sociale. Scarti di Paradiso è un interessante viaggio di una ragazza sola e alla ricerca della soddisfazione più grande della vita di una donna: l’amore da parte di un uomo. Un amore puro, monogamo, rispettoso e totale, al quale potersi abbandonare certi di completa fiducia. E dopo aver osservato la vita della madre e della nonna, Privilegio sceglie il tentativo di cambiare la rotta generazionale e tentare il tutto per tutto per raggiungere il suo scopo. Attraverso le sedute con lo psichiatra in uno dei manicomi cittadini dove la protagonista viene rinchiusa, lo spettatore viene pugnalato allo stomaco da questa dura realtà appartenente a un’epoca lontana: i manicomi, secondo filone abilmente condotto dall’autrice e dalla regia di questo spettacolo. Luoghi nei quali veniva “buttato” tutto ciò che era anti convenzionale, dall’amore all’omosessualità – come è lievemente visibile anche nella pellicola Danish Girl – dalla follia vera all’idealismo non conforme. Mentre Privilegio veniva trattata come feccia umana in questi posti dimenticati da tutti e forse anche da Dio, lo psichiatra le fa raccontare gli orrori della sua vita, i dolori di amori non corrisposti, l’incredulità di un volta faccia da parte di chi invece dovrebbe fare quadrato e aiutare a migliorare le situazioni.

Scarti di Paradiso, nato dalla penna magistrale di Alessandra D’Ambrosio e Diana Del Monaco e dalla regia di Gianfelice Imparato, ci insegna che questa ricerca è eterna da parte della donna, non solo era solamente nei primi novecento, ambientazione temporale della rappresentazione, ma lo è ancora di più anche nel mondo contemporaneo. La differenza tra l’una e l’altra sfera temporale è la reazione da parte della donna. Se dapprima il rifiuto veniva gestito da indifferenza tale da diventare degli struzzi tra le mura di casa, oppure con un’accanita possessione e gelosia della donna, fino spesso a sfociare in malattia mentale tanto da essere rinchiusi in manicomi, oggi è rappresentata da un numero preoccupantemente crescente di divorzi, matrimoni falliti, donne single, madre single.

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