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Il paese di chi se ne va – la recensione

Il paese di chi se ne va

La recensione

 

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Il paese di chi se ne va

Dove vanno a finire tutte le anime di quelli che ci salutano? Che fine fanno?

Il paese di chi se ne va è una pièce molto bella che racconta proprio il percorso di queste anime.

Il punto di vista è quello di Alice, una bambina che vive un momento particolare e intraprende un viaggio favolistico verso un paese che non le appartiene, ma che l’aiuterà a capire le dinamiche dell’al di là. La voce narrante che accompagna è Alice da adulta, questa donna dolce e sorridente, ovvero Francesca Muoio, che racconta ciò che Alice sta vivendo al di fuori della favola, ma che lo spettatore non può vedere: il mondo reale e la malattia del padre.

Sul palco otto personaggi, ognuno con la propria storia. Ognuno con il proprio dolore, ognuno con i propri sogni e speranze infranti da una fine immeritata. Durante questo viaggio Alice incontrerà le anime e apprenderà delle lezioni di vita importanti, che si basano tutte su un unico filo conduttore: l’amore.

Il paese di chi se ne va è un’opera in onore della tradizione napoletana più viva e forte, che ancora si respira nelle viuzze dove il credo popolare è più forte e resistente. Un culto popolare senza età che crede in una vita ultraterrena e che concentra moltissima importanza al momento del trapasso delle anime dei defunti.

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Francesca Muoio – Il paese di chi se ne va

In una pièce interamente in dialetto napoletano, a volte anche molto serrato e difficoltoso per il pubblico che non conosce la lingua, Francesca Muoio riprende fedelmente tutto ciò che può ricondurre alla tradizione napoletana. La scenografia è elaborata nella sua essenzialità, grande abbastanza da accogliere la piccola Alice quando deve nascondersi, ospitale nei confronti degli oggetti di scena, il vero must di quest’opera ambientata a cavallo della seconda guerra mondiale. Il testo è importante e ricco di riferimenti, come ad esempio la favola che la ballerina racconta con Alice sulle ginocchia,quello che le nonne fanno ancora oggi con i picciriddi per raccontare e tramandare storie, favole e racconti. Un chiaro esempio del rispetto per le tradizioni portate in scena.

Bravi gli attori a mantenere la singola caratterizzazione – la ballerina, il soldato, la coppia sposata e in dolce attesa, il sindaco – ma pronti a muoversi sincronizzati in coreografie diventando un unico cuore pulsante. Da ogni attore presente sul palco, traspare l’amore e il rispetto per la cultura napoletana. Esattamente come traspare nell’autrice e regista, Francesca Muoio, che sta portando in giro uno spettacolo meritevole.

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