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Non si uccidono così anche i cavalli?

Non si uccidono così anche i cavalli?

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Non si uccidono così anche i cavalli?

Il sogno, il ballo, il desiderio di essere notati, la voglia di diventare qualcuno…. Quanto tutto questo può essere più importante della vita umana?

Questo è l’interrogativo principale dell’edizione teatrale di “Non si uccidono così anche i cavalli?“, a cura di Giancarlo Fares, in programma al teatro Sala Umberto fino al 14 ottobre. Lo spettacolo è un viaggio dentro la mente umana in un contesto sociale estremo. È il desiderio del singolo di essere notato a tutti i costi, un tema anche abbastanza attuale. La trama è semplice: un gruppo di ballerini danzano a coppie senza sosta per giorni e notti consecutivi, al fine di essere notati da un regista o da un produttore, per diventare un attore, un’attrice e realizzare il proprio sogno di gloria. Agli estremi due punti di vista totalmente diversi. Da un lato il narratore, un favoloso Giuseppe Zeno, ed organizzatore della gara di ballo, cinico, arrivista, senza cuore, estremista…ma è davvero così? Dall’altro la ballerina, la bravissima Sara Valerio, una ragazza piena di sogni e speranze, che balla fino all’impossibile e che arriva a tutto pur di essere notata…ma arriverà davvero a fare di tutto?

Lo spettacolo è un ballo continuo, una gioia per gli occhi dello spettatore che inconsciamente passa dallo swing all’elettroswing per finire con il jazz manouche, nella quale ho riconosciuto una bellissima versione di Crying at the discoteque. Tutti i brani sono stati eseguiti live da una band di tutto rispetto: la Piji Electroswing Project. Attraverso le coreografie del corpo di ballo, alle quali è impossibile staccare gli occhi, si vede la mano del coreografo Manuel Micheli. “Abilità e resistenza” sono gli aggettivi con la quale è possibile descrivere ciò che lo spettatore vede in tutto lo spettacolo. Calzano a pennello su tutto il corpo di ballo, che si esibisce in una successione di coreografie senza sosta con ritmi molto sostenuti, addirittura cantando in alcune occasioni, recitando in altre, accelerando i ritmi in momenti topici e decelerando in altri, ma sempre e comunque in azione. I due aggettivi sono forse anche troppo scontati per descrivere i due coprotagonisti: Giuseppe Zeno e Sara Valerio.

TEMATICHE – Inizialmente di pervade l’allegria e la gioia di ballare che hanno i ragazzi, freschi nelle prime ore di gara, ma a mano a mano che la competizione va avanti, che il tempo scorre inesorabile, che i monologhi dei due coprotagonisti si alternano, vengono fuori una serie di sottotematiche che portano riflessioni molto serie su quanto un essere umano possa essere bestiale nei confronti dei suoi simili.

Nelle situazioni più estreme diventiamo delle bestie” recita Sara Valerio già a metà della rappresentazione quando inizia a rendersi conto che la competizione diventa ardua e le persone che ha accanto non sono amiche, ma rivali e che farebbero di tutto per arrivare fino alla fine. E allora iniziano a vedersi i primi sgambetti fatti tra concorrenti, gli sguardi torvi, le litigate, perché sono tutti lì per il medesimo obiettivo, ma a vincere sarà una coppia solamente. “Bisognerebbe avere cura di dare le notizie, perché per uno che gioisce gli altri soffrono” è una frase che mi è rimasta impressa perché introduce altro tema che non va sottovalutato: un concorrente viene scelto per un contratto già prima della fine della competizione. La notizia viene resa ufficiale davanti a tutti, sembra un po’ uno di quei tristi reality ai quali siamo abituati da un decennio a questa parte. E la frase della protagonista è un simbolo di quello che resta poi nel gruppo: l’amarezza di un futuro incerto, di un sogno illusorio.

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Non si uccidono così anche i cavalli?

Incuranti di problematiche o condizioni di salute, alla competizione vanno avanti tutti, anche una ragazza incinta. Forte, determinata a prendere il suo risultato nonostante il compagno venga espulso per un malore. Alla fine, nonostante innumerevoli sforzi, anche lei sarà costretta ad abbandonare proprio a causa della sua gravidanza, che aveva suscitato scalpore nelle donne bigotte e virtuose. Con l’avanzare della gara, anche una dama è costretta all’abbandono, generando l’ira del coniuge che reagisce con violenza. Momento in cui la gara viene fermata per espellere anche il concorrente maschile: perché le donne non si toccano mai.

Il finale spiazzante, lascia lo spettatore con il fiato sospeso con soddisfazione e un pizzico di amaro perché “tutto fa spettacolo nella maratona della vita” ma la protagonista si accorge che c’è qualcosa che vale di più del successo e realizza che “Ci stanno fregando coi canti e coi balli e io mi domando ma non si uccidono cosi anche i cavalli?

Esci dal Teatro Sala Umberto, dopo aver visto “non si uccidono così anche i cavalli” con un peso sul cuore, perché realizzi davvero quanto la giostra della vita sia diventata dura in certe circostanze. Ma la presenza della danza e della musica, alla quale va il mio applauso più forte, ti fa alleggerire questo fardello e sorridere per affrontarlo.

 

NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?

regia di

GIANCARLO FARES

GIUSEPPE ZENO

e SARA VALERIO

Donato Altomare, Brian Boccuni, Cipriani Alberta, Giancarlo Commare, Vittoria Galli, Alessandro Greco, Salvatore Langella,

Elisa Lombardi, Maria Lomurno, Matteo Milani, Pierfrancesco Scannavino,

Lucina Scarpolini, Viviana Simone

coreografie Manuel Micheli

con la partecipazione live del Piji Electroswing Project

PIJI- voce, chitarra Gian Piero Lo Piccolo – clarinetto Egidio Marchitellli – elettronica & chitarra Francesco Saverio Capo – basso Andy Bartolucci – batteria

canzoni originali Piji

scene Fabiana Di Marco | costumi Francesca Grossi | disegno Luci Anna Maria Baldini

Prenota il tuo biglietto qui  –>  https://www.salaumberto.com/spettacoli/stagione-2018-2019/non-si-uccidono-cosi-anche-i-cavalli/

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