Mi piace lavorare!

mipiacelavorare Mi piace lavorare! Mi piace lavorare! mipiacelavorareQuante persone adorano il proprio lavoro? Quante si alzano la mattina, sorridono e iniziano la routine di tutti i giorni orgogliose e fiere di andare a lavoro?
Pochissime.
Quelle poche si dividono in due categorie, popolate da numeri bassissimi: quelli che hanno avuto la fortuna di trovare il lavoro della propria vita, e quelle che si sono rassegnate ad un’ambizione rasoterra e vivono serenamente quello che hanno nel presente (invidio questa categoria piú della prima, perché hanno il dono di apprezzare e gioire delle piccole cose che il quotidiano ti offre).
Il resto della popolazione occupata dove la mettiamo? In un grandissimo calderone che risponde ad un solo motto: “corri-lavora-vivi-sopravvivi”.
Io mi trovo in questo calderone di insoddisfatti, che non fanno altro che correre tutta la giornata per poi mettersi sotto le coperte e dire: “ma che diavolo ho concluso oggi per la mia vita”?
Per distrarmi da questi interrogativi cosmici e dormire sogni tranquilli (beata me riesco ancora a sognare), solitamente guardo la tv. SBAGLIATISSIMO eh!!!! Ma a casa nuova non ho ancora messo i comodini e mi scoccia tanto alzarmi mezza insonnolita per andare a spegnere l’abatciur e proseguire quindi la mia passione, la lettura.
Ultimamente mi sono imbattuta in questo film da seconda serata, su uno di quei canali che raramente la gente si mette a vedere, ma per me sono diventati pane quotidiano (La7d, Cielo, La5, Rai4….)
“Mi piace lavorare – Mobbing”. Prima parte del titolo carina, la seconda inquietante. Cerco un po’ di informazioni prima di guardarlo e poi mi decido.

A chi non piacciono le produzioni low-coast io sconsiglio vivamente questo film. Per chi va oltre, per chi vive la storia dei protagonisti, ci si affeziona, soffre e gioisce con loro, io dico vedetelo, vi può insegnare molto in special modo in questo periodo disastrato.

Una madre-single, in una città non ben definita (ma io vi dico tranquillamente che è Roma, si vede troppo bene dalle poche scene esterne che vengono girate), un lavoro da mantenere a tutti i costi per tirare avanti, una bimba da crescere. L’attualità: la fusione dell’azienda di appartenenza con una sconosciuta e il riassestamento interno. Il mostro che tutti i lavoratori di oggi temono: il mobbing. In un film dove sono poche le distrazioni, non si conosce l’azienda per la quale la protagonista lavora, non vengono menzionati più di tanto i colleghi, men che meno i dirigenti e i manager, Nicoletta Comencini interpreta con naturalezza l’inabissarsi verso il mobbing vero e proprio in tutte le sue forme. Dal semplice declassamento di posizione lavorativa e mansioni, volte a fare in modo che l’azienda possa licenziarti senza tante manfrine, fino ad arrivare all’incapacità dei piccoli gesti quotidiano casalinghi e le connesse responsabilità.

In un momento in cui il potere e’ troppo in mano ai datori di lavoro ed il governo non fa altro che aumentarglielo, io penso che questo sia un film che tutti dovrebbero vedere. Spero solo che, chi è abituato a fuggire dalla realtà tuffandosi in un film come me, non resti troppo deluso dalla realtà fin troppo ben interpretata!

Vi lascio con i primi tre minuti di film….con la preghiera di non farvi ingannare dalle apparenze.

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