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L’uomo, la bestia, la virtù – La recensione

L’uomo, la bestia, la virtù

La recensione

“Ma sono una maschera orribile!”

Afferma la signora Perella quando il buon professore tenta di metterla in bella mostra davanti al marito. Il discorso delle maschere di Pirandello è una delle tematiche rispettate all’interno di “l’uomo, la bestia, la virtù” che ha debuttato ieri al Brancaccino di Roma. Altra Scena e I due della città del sole produzioni hanno portato in scena uno dei tanti testi pirandelliani, mitigando il sacro con il profano. Nel sacro rientra il discorso delle maschere. La signora Perella è la maschera della virtù, mentre il professor Paolino è la maschera del perbenismo finto, un imperativo per Pirandello ampiamente rispettato in questo caso. Nel profano possiamo trovare una estrapolazione da luogo e tempo della commedia, non si capisce infatti né dove siamo né in quale epoca siamo. Poco ma sicuro che siamo ancora nelle ere in cui una donna doveva coprire le gravidanze indesiderate con sotterfugi medievali per evitare di essere etichettata come una poco di buono o essere lasciata dal marito, che al contrario era libero di fare come voleva.

L’uomo la bestia la virtù è la storia del professor Paolino che, invaghito della bella signora Perella, conscio di aver ingravidato erroneamente la bella fanciulla, sposata con il marinaio Perella, escogita un piano affinché tutti potessero pensare che il nascituro sia in realtà del marinaio.

Si creano così una serie di rocambolesche vicende che tirano fuori il meglio del cast. Francesco Petit-Bon è un Nonò stupendo, viene sballottato e lanciato da una parte all’altra del palcoscenico, incassando legnate a ripetizione che nemmeno un pugile su un ring. Nei panni della domestica, troviamo una bravissima Cristina Todaro che strappa risate a non finire con i suoi atteggiamenti e le continue imprecazioni soffocate. Alessandro Giova è un dottor Pulejo perfetto. Filippo Gili è il Capitano Perella, gaiardo e rozzo allo stesso tempo. La signora Perella è un’abilissima Valentina Perrella, bella, sinuosa, molto espressiva, perfetta. E poi c’è lui, il professor Paolino, interpretato dalla simpatia e dall’abilità di Giorgio Colangeli che dona un fascino attuale ad un classico intramontabile con grande ironia.

Nell’anno del suo centenario, infatti l’uomo, la bestia e la virtù viene portato in scena il 2 maggio 1919 al teatro Olimpia di Milano, il lavoro del regista Giancarlo Nicoletti è da premiare. In scena c’è un classico estremizzato in tutte quelle che sono le sfaccettature più divertenti, a volte anche troppo. Ci sono dei momenti in cui lo spettatore si preoccupa se il piccolo Nonò stia agonizzando sul pavimento, oppure se il Professore e il Capitano se le diano di santa ragione. Ma nel complesso viene fuori una commedia piacevole, che fa ridere il pubblico anche con quelle interruzioni fuori copione – come la ripresa goliardica di Giorgio Colangeli verso Gili che sbaglia l’uscita di scena.

Un classico da vedere, in scena fino al 17 febbraio al Brancaccino di Roma.

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