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Esse – La recensione

Esse

La recensione

MAssimiliano Bruno è un nome, una garanzia. Lo sono anche i ragazzi del laboratorio del regista, che sono in scena al teatro Tordinona, fino al domenica 27 gennaio. Alla penna di Massimiliano, per questa occasione si aggiunge la regia di Duccio Camerini, con l’assistenza di Chiara Tron.

Esse è uno spettacolo che si basa su una serie di sketch interpretati dai ragazzi di Massimiliano Bruno. Attori giovani, ma non acerbi di fronte al pubblico infatti la maggior parte la si può notare nei teatri italiani, ricchi di talento e in gamba interpretano brani scritti dal regista/autore/attore italiano. Ad accompagnarli durante le loro performance, c’è la chitarra dal vivo di Adriano Russo.

Esse è diviso in sei sketch, ed è nato come un percorso per attraverso tutto quello che è l’essere umano oggi. Sei atmosfere diverse, con tredici artisti a raccontare la diversità della sfera sociale italiana. Il primo racconto inizia in maniera molto divertente e lo spettatore viene catapultato in quello che era un corteggiamento di coppia di altri temi, fino a capire il tema di fondo: la violenza dell’uomo sulla donna. Bèh, resti molto di stucco grazie all’abilità di racconto della coppia David Marzullo e Germana Cifani. Carlo Coculo porta in scena la zona d’ombra e le difficoltà di un essere umano in solitudine. Una realtà distorta è quella che caratterizza il momento di Alberto Bucco e Monia Rosa, un galeotto lui e una donna superficiale lei che utilizzano qualsiasi stratagemma ai limiti della legalità, più morale che altro, per continuare ad essere una famiglia. Paradossale anche il “furto” di Rocco Dragone e Roberta Lionetti.

Dario Di Luccio, Antonella Marino, Maria Antonietta Monacelli, Marco Mosca e Giuseppe Morrone portano sul palcoscenico un mix di monologhi indipendenti da lasciare senza fiato. Con un ritmo a incastri perfetti ci parlano della famiglia e di come alla fine l’essere umano sia solo un numero. La vita umana ci arriva attraverso il bullismo di Giancarlo Catino, pezzo famoso per l’interpretazione di Paola Cortellesi; la storia di un trans colombiano arrivato a Roma con la speranza di una vita agiata e diversa dalla fame del suo Paese, un clandestino di colore come tanti che sbarcano a Lampedusa con le promesse di una vita migliore, un napoletano alle prese con la malavita locale, un figlio di papà che arriva ai vertici della società tramite raccomandazioni e premi non dovuti ….per poi avere realmente cosa?

La serata si conclude con Martina Zuccarello e la differenza tra uomo e donna. Il piacere di vivere una vita normale, un desiderio comune a tutti ma che troppo spesso è vietato a noi donne. Perché? Solo per la differenza di genere. Un cazzotto in pieno cuore quest’ultimo monologo, perché anche se ogni sketch ha la sua importanza, questo rispecchia un problema generazionale che ci affligge da almeno vent’anni ma è presente dagli anni dei tempi in forme diverse. La donna sarà sempre al di sotto dell’uomo, non esiste emancipazione e parità di sessi: ecco qual è il monologo più toccante e vero.

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