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Belle Ripiene – La recensione

Belle Ripiene

La recensione

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BELLE RIPIENE FOTO ANTONIO AGOSTINI

Secondo voi, se gli chef in cucina sono per la maggior parte uomini, ci sarà un motivo no?! Quattro donne in cucina sono una bomba atomica. Specialmente se le donne in questione sono le proprietarie di Belle Ripiene, il ristorante di cucina italiana al centro di Roma. Ida, Ada, Leda e Dada sono quattro forze della natura che cercano di raggiungere insieme il loro scopo: aggiudicarsi la prima stella Michelin della loro attività. All’interno della cucina di questa realtà multidialettale, si fonde di tutto: il cibo, le donne, i bambini, le storie, le tradizioni culinarie, i dialetti.

Alla base di Belle Ripiene c’è un messaggio molto importante: ridere mangiando, perché nonostante tutto l’importante è stare insieme e andare avanti con il sorriso. Un obiettivo ampiamente centrato dalla coppia ideatrice della commedia: Giulia Ricciardi e Massimo Romeo Piparo – che ci raccontano della loro avventura in questa intervista: clicca qui. – Massimo Romeo Piparo ha avuto un colpo di genio ed è stato molto scaltro nel cercare una penna che esprimesse al meglio il progetto. La voce femminile è fondamentale in Belle Ripiene. Giulia Ricciardi, nota attrice e autrice, ha saputo fondere con briosità e creatività tutti quei cliché propri della donna e proiettarli in

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quattro donne non solo diverse per stili di vita e di pensiero, ma anche per regioni geografiche. C’è la simpatia e l’essere “trucida” romana – ma quanto basta eh non si scade mai nel volgare o nel pesante – in Dada; c’è lo snobbismo proprio dei milanesi in Leda, c’è la praticità pugliese di Ida; c’è l’organizzazione ferma di Ada, mai espressamente venuto fuori in scena, ma probabilmente la mente e il braccio creativo del ristorante Belle Ripiene. La Ricciardi è stata bravissima a creare una sequenza di dialoghi e di battute in quattro differenti dialetti, le attrici parlano davvero il proprio dialetto di provenienza – Samuela Sardo lo racconta in questa intervista, clicca qui – snocciolando in due atti una serie di tematiche che ruotano intorno alla donna.

Con quattro diverse mentalità non posso mancare gli screzi. Così Leda e Dada si battibeccano in continuazione sull’importanza di essere o single, sulla quantità di figli da avere, sul come accudirli, sul come gestire i propri partner, perché diciamolo alla fine sono le donne la vera colonna portante di una famiglia. Nella commedia ci sono divertenti e simpatici siparietti in dialetto che fanno ridere con le lacrime agli occhi. Ada continua a fare il boss della situazione, donna forte e vendicativa, non mostra mai un filo di debolezza fino a che il mondo le crolla addosso e tutto viene messo in discussione quando l’ex marito si sposa con un altro uomo. Ida ha un difficile approccio con la gestione del denaro e ha bisogno delle amiche per venire fuori da una brutta situazione in cui si è cacciata. E probabilmente per sciogliere la trama intrecciata e fitta, Giulia Ricciardi deve aver utilizzato un Deus ex Machina!

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BELLE RIPIENE FOTO ANTONIO AGOSTINI

Per fondere le storie di ognuna di queste quattro donne, il cast doveva essere a prova di bomba. E così è stato. Rossella Brescia ha dato sfogo a tutta la sua abilità culinaria e al suo essere pugliese nei panni di Ida, il napoletano mai celato di Tosca D’Aquino ha dato un impastato e fatto da colla di pesce a tutto quello che si muoveva sul palco e in platea, la compostezza e la raffinatezza di Leda si sono sposate alla grande con gli stili culinari contemporanei milanesi di Roberta Lanfranchi. Dolce ma divertente nel suo ruolo di nordica incompresa che prova a essere federe agli stili di vita New Age della sua terra, ma che quando le capita un arrosto fatto a regola d’arte esclama “ho finito anche il puccino” facendo scoppiare a ridere l’intera sala. Ma la vera perla della serata è stata la bravura e la simpatia di una romanaccia mai vista finora, nè su grande nè su piccolo schermo, proprie di Dada ovvero Samuela Sardo. Lei, preoccupata di doversi spogliare di tante sovrastrutture costruite per nascondere il romano, stavolta ha potuto sfoggiarlo in tutto il suo essere. Abile a non scadere mai nel volgare pesante, naturale e divertente nelle battute e nel districarsi tra la cucina e i 4 figli: Kevin, Justin, Maraja e la piccola Kimberly.

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Originale l’idea di una telecamera sulla cappa dell’isola culinaria, in questo modo anche lo spettatore può ammirare la realizzazione dei piatti che realmente escono in sala, cioè tra il pubblico. Non lo avete ancora capito? Il palco è la cucina, ma la platea è la sala del ristorante che può realmente mangiare ciò che viene cucinato sul palco durante la rappresentazione. Sul palco, una cucina professionale in piena regola con elettrodomestici e di lavastoviglie industriale propria di hotel di lusso e ristoranti. Ad impreziosire il tutto ci sono i cambi d’abito tra un atto e l’altro, con casacche dal design diverso per le quattro chef.

Potrei stare qui a raccontarvi di Belle Ripiene per giorni, di come le attrici hanno preso l’HCCP per poter fare questa commedia, di come Chef Fabio Tosio abbia istruito il cast e realizzato le ricette apposite, di varie peripezie accadute – come la Brescia che si scotta una mano inavvertitamente – ma la realtà è che la prima commedia del Sistina va vista. Non è un invito velato, il mio è proprio un incitamento ad andare fino al 2 dicembre!

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